LA MIA MOTO

È ancora presto: fuori il giorno ha già varcato la soglia chiedendo “permesso” alla notte che controvoglia gli cede il passo. 

Oggi mi preparo a vivere una giornata speciale. 

Esco per annusare l’aria. Il cielo è terso e il sole a poco a poco ci regala la sua luce e il suo tepore: è una meravigliosa domenica mattina. 

Lei mi sta già aspettando e non è bello far aspettare una signora. Sollevo il telo che la protegge dall' abbraccio della notte e le faccio assaporare il tepore del mattino. 

Eccola finalmente in tutto il suo splendore: la mia moto!

Infilo la chiave nel quadro, do il contatto ed il motore, al pari del giorno che avanza, si avvia pigramente. Borbotta basso, quasi infastidito, sembra che voglia dormire altri cinque minuti, ma è presente, pulsante, esaltante. 

Innesto la prima, do un po’ di gas e dolcemente parto. 

Seconda, terza e quasi per magia mi lascio dietro la settimana d’inferno che si è appena conclusa. 

L’asfalto sotto i piedi scivola veloce, mentre mi allontano dalla città e curva dopo curva scollinando senza meta mi lascio dietro tutte le ansie, le paure i piccoli e grandi problemi del quotidiano. La moto ti porta lontano, ti avvolge con il suo suono, la sua massa di metallo e pistoni, l’aspetto lucente, il fremito del suo motore. 

Le colline sembrano più verdi, il cielo sembra ancora più blu, tutto quello che ti circonda appare armonico, idilliaco e solare: il contadino ti saluta, il ragazzo si gira incuriosito al tuo passaggio, il bambino ti saluta e ti fa segno di sgasare.
All’improvviso uno strano rumore, un fastidioso scampanellìo che aumenta progressivo. Apri gli occhi e purtroppo realizzi: accidenti è la sveglia! Il tuo braccio meccanicamente sortisce dalle coperte per porre fine al quel fastidioso rumore, e ti accorgi che è solo venerdì mattina. 

Il cielo fuori è cupo e fosche nubi si addensano all’orizzonte: un’altra giornata di lavoro ti aspetta. 

La città con il suo traffico caotico presto mi fagociterà, mentre “rinchiuso” nella mia scatola a quattro ruote cercherò di schivare il tipo che esce a razzo dal parcheggio, sopporterò per l'ennesima volta il maleducato che strombazza al semaforo e distoglierò lo sguardo dal brutto ceffo che mi guarderà in cagnesco al prossimo incrocio.
 

Quasi, quasi torno a dormire.

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